Divulgazione
Ricerca, Sostenibilità e Rigenerazione
Workshop organizzato dal Laboratorio COMP-R a tre anni dalla sua istituzione
🗓 Venerdì 13 febbraio 2026
🕑 ore 09:00
🏴 Centro Congressi, Plesso Aule delle Scienze, Pad. 25, Campus di via Langhirano - Parma
Il workshop, organizzato dal Laboratorio COMP-R del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma, affronta i temi della ricerca interdisciplinare, della sostenibilità e della rigenerazione, attraverso interventi di esperti di rilievo nazionale, relazioni di giovani ricercatori e momenti di confronto con il pubblico.
Il workshop è aperto a tutta la cittadinanza e prevede, nel pomeriggio, visite guidate al Dipartimento.
Relatori/relatrici:
- Fulvio Celico (Direttore del Dipartimento SCVSA)
- Gianfranco Bologna (WWF Italia) - Sostenibilità: quale futuro?
- Paolo Martelli (Magnifico Rettore, Università di Parma)
- Alessandro Casnati (responsabile scientifico COMP-R) - Presentazione del progetto d'eccellenza COMP-R
- Gianluigi Albano (Università di Parma) - Materiali organici chirali con proprietà chirottiche non-reciproche
- Nicola Armaroli (Istituto ISOF-CNR, Bologna) - La trasformazione sostenibile del sistema energetico
- Alessandra Feo (Università di Parma) - Proteggere le acque sotterranee con i supercalcolatori: modellazione e simulazione della migrazione di contaminanti nel sottosuolo
- Rossano Bolpagni (Università di Parma) - Meraviglie botaniche: la vita acquatica delle piante, sfide e opportunità in tempi di cambiamento
- Chiara Patitucci (Regenerative Society Foundation) - Per una società rigenerativa
- Luca Capaldo (Università di Parma) - GrindMind: combinare meccanochimica e machine learning per la sintesi organica
- Nicolò Riboni (Università di Parma) - Machine learning per le scienze omiche: nuove frontiere per l'analisi dei sistemi biologici
- Paolo Pio Mazzeo (Università di Parma) - Monitoraggio in situ e risolto nel tempo di reazioni meccaniche
- Mattia Rossi (Università di Parma) - Isotopi stabili, contaminanti organici e materiali critici nelle acque
- Martina Lazzaroni (Università di Parma) - Walk away from the wild side: come l'urbanizzazione modella le risposte comportamentali dei lupi alla presenza umana
Gianfranco Bologna - WWF Italia
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Naturalista e ambientalista, Presidente onorario della Comunità Scientifica del WWF Italia (nell'ambito del quale è stato Segretario generale per due mandati e Direttore scientifico), Full member del Club of Rome, Segretario generale della Fondazione Aurelio Peccei, membro Consulta dell'Alleanza Italiana Sviluppo Sostenibile (ASviS). Si occupa dei temi della conservazione della natura e della sostenibilità sin dal 1970, ha scritto numerosi volumi sulla natura e la sostenibilità (tra cui "Manuale della sostenibilità", "Sostenibilità in pillole" e, ultimo, "Noi siamo natura") ed ha curato le edizioni italiane di oltre 150 volumi di famosi autori internazionali sulla sostenibilità. Da sempre ha dedicato un forte impegno all'educazione e alla sensibilizzazione alla conoscenza della natura e alla sostenibilità creando anche la piattaforma di life-long learning del WWF Italia One Planet School. |
Sostenibilità: quale futuro?
Parole chiave: limite, complessità, scienze del sistema Terra, confini planetari e sociali, punti critici
Il percorso che ha condotto all'elaborazione del concetto di sostenibilità dura da diversi decenni strutturandosi a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, con la prima Conferenza ONU del 1972, stesso anno del primo rapporto al Club di Roma, “I limiti alla crescita” che, applicando per la prima volta l’analisi dei sistemi al mondo, ha dimostrato il concetto chiave della sostenibilità, e cioè che non può esistere una crescita materiale e infinita delle specie umana su di una Terra dai limiti geofisici definiti. La sostenibilità è un campo interdisciplinare che, sin da quegli anni, ha iniziato a disporre di basi scientifiche sempre più solide, soprattutto grazie agli avanzamenti delle scienze del sistema Terra (Earth System Science) capaci di connettere l’analisi del rapporto specie umana – natura nell’ambito di tutte le sfere che compongono il nostro pianeta (atmosfera, idrosfera, geosfera, pedosfera, biosfera, criosfera). E’ stato dimostrato quanto l’azione antropogenica sia pesantemente intervenuta sulle basi stesse della nostra esistenza, tanto da indicare l’attuale fase della presenza umana sulla Terra come un nuovo periodo geologico definito Antropocene. L’analisi delle interrelazioni e delle comprensioni d’insieme deriva anche dagli avanzamenti della scienza della complessità che comprende come il tutto sia più dell’insieme delle parti che lo compongono. Ma l’umanità non è riuscita a considerare la Terra come un soggetto fondamentale della politica e dell’economia, ignorando, di fatto la sempre crescente e straordinaria conoscenza scientifica del nostro pianeta con tutte le sue interrelazioni delle diverse sfere che la costituiscono. Oggi la scienza del sistema Terra, insieme agli avanzamenti avutisi anche nell’economia e nelle scienze umane, è stata in grado di individuare i limiti planetari oltre i quali non si dovrebbe andare e i limiti sociali sotto i quali non si potrebbe andare, realizzando inoltre i check annuali sullo stato di salute del pianeta e l’analisi dei possibili Tipping Points, i punti critici oltre i quali le condizioni climatiche e ambientali che hanno garantito la presenza attuale della specie umana sul pianeta sono messe in crisi. Quel poco che si è raggiunto sino ad oggi per contribuire alla sostenibilità del nostro sviluppo è messo in profonda crisi da visioni autocratiche e sovraniste, avverse al concetto stesso di sostenibilità e a tutta la scienza che lo ha strutturato. Sarebbe ora necessaria una sorta di “Stati generali permanenti per la sostenibilità” a livello internazionale che riesca a mettere insieme la società civile organizzata e la società scientifica organizzata per impedire gli attacchi alle politiche sulla sostenibilità e a promuovere invece una vera e propria rivoluzione culturale che sia capace di concretizzarla.
"Allo stato attuale delle cose il coraggio dell'utopia è il solo modo di essere veramente realisti"
Aurelio Peccei, 1981, Cento pagine per l'avvenire, Mondadori editore (ristampato da Giunti 2018, a cura di Gianfranco Bologna).
Per approfondire:
Per l’Italia possono essere utili siti di strutture come l’ISPRA Istituto Superiore di Ricerca Ambientale, il Sistema Nazionale Protezione dell’Ambiente, SNPA, il National Biodiversity Future Center, NBFC, WWF Italia, Legambiente e ASviS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. A livello internazionale molto importanti e assolutamente da seguire sono il sito della Earth Commission, e quello di Future Earth. Molto utili e importanti i link dei Planetary Health Check, quello dei Tipping Points planetari, e il World Inequality Laboratory. Poi quello dell’IPBES, Intergovernamental Science Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, dell’IPCC, Intergovernamental Panel on Climate Change, dell’International Science Council, dell’UNEP, United Nations Environment Programme. Tra le organizzazioni internazionali: Oxfam, WWF, IUCN, International Union of Conservation of Nature, Club of Rome.
Gianluigi Albano - Università di Parma
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Gianluigi Albano è Professore Associato di Chimica Organica al Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma. La sua attività di ricerca è fortemente incentrata sulla progettazione, sintesi e caratterizzazione di nuovi materiali funzionali organici, per potenziali applicazioni innovative in opto-elettronica. |
Materiali organici chirali con proprietà chirottiche non-reciproche
Parole chiave: chiralità, film sottili, luce circolarmente polarizzata, opto-elettronica organica, proprietà chirottiche
Il concetto di chiralità (dal greco χείρ, “mano”) affascina da sempre generazioni di scienziati. Esso si riferisce tipicamente allo spazio tridimensionale (3D), ovvero alla proprietà di un oggetto rigido di non essere sovrapponibile alla propria immagine speculare mediante alcuna traslazione e/o rotazione nello spazio. Meno immediata è la chiralità bidimensionale (2D), relativa ad un oggetto rigido e planare non sovrapponibile alla sua immagine speculare tramite roto-traslazioni confinate al piano, sebbene tale sovrapposizione possa avvenire ribaltandolo fuori dal piano.[1]
Negli ultimi anni, film sottili di materiali organici chirali hanno aperto la strada a numerose applicazioni tecnologiche avanzate, grazie alle loro proprietà chirottiche. Queste derivano da differenti assorbimenti (dicroismo circolare elettronico, ECD) ed emissioni (luminescenza polarizzata circolarmente, CPL) di luce circolarmente polarizzata (CP) di elicità opposta. La manifestazione di tali proprietà nei film sottili è strettamente legata al tipo di chiralità del materiale. Un materiale 3D-chirale, che conserva la propria elicità indipendentemente dal punto di osservazione, presenta proprietà chirottiche identiche su entrambe le facce del film, definite intrinseche. Al contrario, nei materiali 2D-chirali, la cui elicità si inverte a seconda della faccia osservata, le proprietà chirottiche risultano opposte capovolgendo il film e sono pertanto definite non-reciproche.[2-3]
La presenza di chiralità 2D nei film sottili di materiali organici chirali, così come l’osservazione di proprietà chirottiche non-reciproche, ha attirato l’attenzione della comunità scientifica solo negli ultimi anni. Il presente contributo illustrerà alcuni dei sistemi più rappresentativi studiati finora, discutendone i principi fondamentali e le prospettive per potenziali applicazioni tecnologiche.

Bibliografia
[1] H. Zhu, B. I. Yakobson, Nat. Mater. 2024, 23, 316-322.
[2] G. Albano, G. Pescitelli, L. Di Bari, Chem. Rev. 2020, 120, 10145-10243.
[3] G. Albano, G. Pescitelli, L. Di Bari, ChemNanoMat 2022, 8, e202200219.
Un nuovo paradigma per l’optoelettronica grazie ai materiali organici 2D-chirali: verso dispositivi direzionali, che rispondono alla luce in modo opposto sulle due facce dello strato attivo.
Per approfondire:
Nicola Armaroli - Istituto ISOF-CNR, Bologna
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Nicola Armaroli è dirigente di ricerca del CNR, socio della Accademia Nazionale delle Scienze detta dei 40 e direttore di Sapere, rivista di scienza fondata nel 1935. Lavora nel campo della fotochimica e della conversione dell’energia solare, studia inoltre i sistemi energetici nella loro complessità. Ha pubblicato oltre 250 lavori scientifici e 12 libri. Ha tenuto conferenze in tutto il mondo ed è consulente di varie agenzie e società internazionali nel campo dell’energia e delle risorse. Partecipa al dibattito sulla transizione energetica su tutti i mezzi di comunicazione. |
La trasformazione sostenibile del sistema energetico
Parole chiave: cambiamento climatico, energie rinnovabili, idrogeno, energia nucleare, risorse minerarie
Il riscaldamento globale di origine antropica impone una profonda trasformazione del sistema energetico mondiale, da realizzarsi in larga parte entro la metà del secolo. Si tratta di una sfida di enorme portata, che coinvolge aspetti tecnologici, economici e sociali. Il seminario affronterà diversi temi chiave, tra cui l’elettrificazione dei consumi finali, la decarbonizzazione dei trasporti, le criticità connesse all’impiego dell’idrogeno e dell’energia nucleare, nonché la disponibilità delle risorse minerarie necessarie alla produzione dei dispositivi di conversione e accumulo dell’energia rinnovabile.
Le tecnologie per la trasformazione sostenibile del sistema energetico sono in gran parte già disponibili: usiamole.
Per approfondire:
Libri dell’autore
Editoriali di Sapere
Interventi sui media (video, interviste, articoli …)
Rossano Bolpagni - Università di Parma
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Rossano Bolpagni, ricercatore tenure-track presso il Dipartimento SCVSA dell’Università di Parma, è un grande appassionato di piante acquatiche (macrofite), che sono l’oggetto principale dei suoi studi. I temi indagati spaziano dagli adattamenti eco-fisiologici di macrofite radicate (a livello di individuo) alla vita acquatica, allo studio delle comunità e habitat fino all’applicazione di approcci funzionali. |
Meraviglie botaniche: la vita acquatica delle piante, sfide e opportunità in tempi di cambiamento
Parole chiave: macrofite, piante acquatiche, ecologia delle acque interne, crisi climatica, adattamento
Alla scala globale, le acque dolci includono gli ecosistemi che manifestano i tassi di perdita di biodiversità più significativi. Ciò va ricondotto all’incisività degli effetti della crisi climatica, dell'eutrofizzazione e delle invasioni biologiche su questi peculiari habitat. In questo drammatico contesto, le mie attività di ricerca si focalizzano sugli straordinari meccanismi di adattamento alla vita acquatica evoluti dalle macrofite (le cosiddette “piante acquatiche”), al fine di comprenderne appieno il contributo essenziale al mantenimento della complessità e del funzionamento dei corpi idrici colonizzati. Sebbene le macrofite siano tra gli organismi vegetali a maggior resistenza/resilienza, si tratta di vere e proprie specie ingegnere degli ecosistemi, mostrano importanti tendenze di regressione. Studiarne l’auto-ecologica e le nicchie funzionali è essenziale per cercare di interromperne la rarefazione e scomparsa, garantendo benefici ecosistemici irrinunciabili come l’accesso all’acqua.
Tutelare e ripristinare le comunità di piante acquatiche è fondamentale per migliorare la resilienza delle acque dolci e mitigare il collasso della biodiversità a fronte di scenari climatici futuri critici.
Per approfondire:
Chiara Patitucci - Regenerative Society Foundation
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Con una formazione umanistica e una vasta esperienza nel mondo dell'enogastronomia, dell'innovazione e delle organizzazioni no profit, Chiara Patitucci è segretaria generale della Regenerative Society Foundation, dove supervisiona direttamente lo sviluppo dei programmi, le relazioni esterne e la comunicazione interna ed esterna. Nel 2021 ha fondato Inedita, una società di consulenza specializzata in marketing e comunicazione con un focus sulla sostenibilità. |
Per una società rigenerativa
Parole chiave: rigenerazione, modello socio-economico, limiti planetari, approccio sistemico, benessere umano e degli ecosistemi
L’intervento propone un cambio di paradigma nel modo in cui affrontiamo la crisi ambientale, sociale ed economica contemporanea: la sostenibilità, da sola, non basta più. In un contesto segnato dal superamento di diversi limiti planetari, dall’esaurimento delle risorse naturali e dall’aumento delle disuguaglianze, limitarsi a “ridurre gli impatti” significa perpetuare un equilibrio già compromesso. È invece necessario puntare sulla rigenerazione, intesa come capacità di ripristinare e rafforzare i sistemi naturali, sociali ed economici da cui dipende il benessere umano. L’intervento introduce il concetto di modello socio-economico rigenerativo, fondato su un approccio sistemico che integra salute degli ecosistemi, benessere delle persone, economia circolare e innovazione. Attraverso evidenze scientifiche, raccomandazioni strategiche e casi concreti, viene mostrato come imprese, finanza, istituzioni e società civile possano contribuire attivamente ad aumentare la capacità rigenerativa del pianeta, trasformando le sfide globali in opportunità di prosperità condivisa.
In un pianeta già in squilibrio, la sostenibilità non è più sufficiente: solo un approccio rigenerativo, capace di ricostruire i sistemi naturali, sociali ed economici, può garantire benessere duraturo alle persone e al pianeta.
Per approfondire:
Luca Capaldo - Università di Parma
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Luca Capaldo è un RTT arruolato al Dipartimento SCVSA nell'ambito del progetto Dipartimenti di Eccellenza COMP-R. Si occupa di sviluppo di metodologie sintetiche di prodotti ad alto valore aggiunto tramite tecnologie emergenti quali la fotochimica, l'elettrochimica, la chimica in flusso e la meccanochimica. |
GrindMind: combinare meccanochimica e machine learning per la sintesi organica
Parole chiave: meccanochimica, machinelearning, chimicaverde
GrindMind rappresenta un nuovo approccio alla sintesi organica che integra meccanochimica e tecniche avanzate di Machine Learning per rendere i processi chimici più efficienti, sostenibili e prevedibili. La meccanochimica sfrutta l’energia meccanica per attivare reazioni senza solventi, riducendo scarti e consumi energetici. Tuttavia, la complessità dei parametri operativi rende difficile ottimizzare le condizioni sperimentali. GrindMind affronta questa sfida utilizzando modelli di apprendimento automatico capaci di analizzare dati sperimentali, individuare pattern nascosti e prevedere l’esito delle reazioni. Questo connubio permette di accelerare lo sviluppo di nuove sintesi, minimizzare il trial-and-error e facilitare l’adozione industriale della meccanochimica. GrindMind si configura così come una piattaforma innovativa in grado di guidare la chimica verso processi più intelligenti, rapidi e sostenibili.
La meccanochimica è la chimica che lavora a secco: niente solventi, meno scarti e reazioni più pulite spinte solo dalla forza meccanica.
Per approfondire:
Paolo Pio Mazzeo - Università di Parma
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Paolo P. Mazzeo è Ricercatore in tenure track (RTT) presso l’Università di Parma. La sua attività di ricerca si concentra sulla meccanochimica e sulla ingegneria cristallina, con particolare attenzione alla progettazione, sintesi e caratterizzazione di cocristalli e “crystalline sponges” basati su sistemi MOF-guest flessibili. Si occupa inoltre dell’interpretazione strutturale della dinamica dei processi di inclusione e rilascio di molecole attive volatili - principalmente in relazione alla sostenibilità ambientale - attraverso la caratterizzazione risolta nel tempo tramite diffrazione di raggi X da polveri. |
Monitoraggio in situ e risolto nel tempo di reazioni meccaniche
Parole chiave: meccanochimica, cristallografia, cocristalli, chimica verde, diffrazione di raggi X
La meccanochimica è un approccio innovativo alla sintesi chimica in cui le reazioni vengono attivate dall’energia meccanica, come urti e sfregamenti, limitando quindi l’uso di solventi e di alte temperature. Questo metodo rappresenta una strategia sicuramente più sostenibile e spesso più efficiente rispetto alla chimica tradizionale. Un ambito di grande interesse è la sintesi dei cocristalli, ovvero materiali solidi formati da due o più molecole diverse organizzate in un’unica struttura cristallina. I cocristalli sono particolarmente interessanti in campo farmaceutico perché possono migliorare proprietà come solubilità e stabilità dei farmaci pur non intaccano la chimica dei principi attivi. Grazie alla diffrazione di raggi X da polveri seguita da analisi cristallografiche, è oggi possibile monitorare l’evoluzione di queste reazioni in tempo reale, osservando come si formano i nuovi materiali e comprendendone i meccanismi di trasformazione.
La meccanochimica dimostra che è possibile fare chimica in modo più sostenibile, e grazie alla cristallografia possiamo comprenderne e guidarne i processi in tempo reale.
Per approfondire:
Martina Lazzaroni - Università di Parma
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Martina Lazzaroni è ricercatrice presso l’Università di Parma. Si occupa di studiare, attraverso test comportamentali condotti in natura, le capacità di adattamento dei canidi (volpi, lupi e sciacalli) agli ambienti urbanizzati. |
Walk away from the wild side: come l'urbanizzazione modella le risposte comportamentali dei lupi alla presenza umana
Parole chiave: lupo, urbanizzazione, comportamento animale, paura / cautela, convivenza uomo–fauna
Negli ultimi decenni il lupo è tornato a popolare gran parte dell’Europa, spingendosi sempre più vicino ai centri abitati. Ma come cambia il suo comportamento quando vive in ambienti dominati dall’uomo? Nel progetto Urban Wolves abbiamo condotto test sperimentali innovativi su branchi di lupi selvatici, osservandone le reazioni di fronte a oggetti nuovi e a suoni di voci umane. I risultati mostrano che i lupi che vivono in aree più urbanizzate sono meno diffidenti verso la novità, ma più attenti ai piccoli cambiamenti del loro ambiente, pur mantenendo una forte paura nei confronti dei segnali diretti di presenza umana. Queste scoperte aiutano a comprendere come i lupi riescano a convivere con noi, adattando il loro comportamento alle sfide e ai rischi degli ambienti antropizzati.
L’urbanizzazione non riduce né aumenta semplicemente la paura dei lupi, ma ne modula l’espressione: gli individui urbani mostrano minore neofobia e maggiore attenzione ai cambiamenti ambientali.










